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La formazione informatica per quelli che di computer non ci capiscono niente - 1 |
Spesso ho avuto ed ho a che fare con persone che, per caso, per antipatia verso il mondo informatico, per mancanza di tempo, di computer non ci capiscono niente. Spesso queste persone si trovano costrette (loro malgrado) a iniziare a pigiare su una tastiera, e vivono il computer come uno strumento sconosciuto e ostile; altre volte, invece, continuano a fare un sacco di lavori "a mano", o con carta e penna, proprio perché non sanno che "a macchina" potrebbero lavorare molto più rapidamente (e spesso ottenere risultati insperati o impensabili).
Alcune di loro finiscono per frequentare un corso di informatica, a loro spese o a spese della loro azienda; purtroppo, però, molti corsi per principianti si rivelano un'esperienza frustrante e, di fatto, poco efficace per chi li segue.
Il guaio è che molti informatici, quando insegnano "ad usare il computer", partono dal presupposto (non vero) che i loro alunni verranno inevitabilmente posseduti dal fascino per questa tecnologia infinitamente versatile e potente, e si perderanno volentieri nei meandri di dettagli tecnici e disquisizioni filosofiche su bus, porte, uso della cache, e via dicendo.
Non è così.
So di dare un dolore a molti seri professionisti dell'informatica, che fanno bene il loro lavoro e sono le persone a cui rivolgersi quando siamo nei guai seri, ma la maggior parte dei non addetti ai lavori vuole solo imparare a usare il computer, non appassionarsi e neppure capire di più. Solo usare il computer.
Per queste persone, il computer è una macchina: la devono usare per fare qualcosa, li deve portare da qualche parte, e basta.
Iniziare a usare il computer è per loro come venticinque anni fa, per mia madre, decidersi a prendere la patente: dato che mio padre era troppo impegnato per portare lei e le bambine in giro, un giorno mia madre, a trentacinque anni compiuti, si armò di coraggio ed entrò in una scuola guida per chiedere il foglio rosa. E da allora guida.
Né lei né io ci metteremo mai a capire come funziona veramente un'automobile: per noi si tratta di un veicolo su ruote che deve essere alimentato a benzina ogniqualvolta la spia segna rosso, portato a fare il tagliando ogni tot chilometri, e guidato secondo le regole del codice della strada. Se non funziona come ci aspettiamo, la portiamo dal meccanico.
Con questo meccanismo del tipo "scatola nera" abbiamo macinato svariati chilometri con soddisfazione e senza conseguenze incresciose ne' per noi stesse ne' per altri.
Allo stesso modo io, quindici anni più tardi, mi sono ritrovata a fare una tesi che implicava la costruzione e il test di modelli matematici di diffusione dei geni; così ho abbandonato il mio giovanile luddismo (che mi faceva guardare con sospetto i miei compagni di liceo che pistolavano sui loro Commodore 64) e mi sono messa a programmare in Fortran; poi, già che c'ero, ho imparato a usare il Wordstar per scrivere la tesi, così ci mettevo meno (tempo e soldi) che a portarla da una dattilografa. Da cosa nasce cosa, e adesso mi ritrovo a guadagnarmi da vivere con l'informatica.
In tutto questo tempo, non mi sono mai sognata di appassionarmi più di tanto. Però, a detta di molti, lavoro bene, e so anche insegnare agli altri a lavorare.
Se uno deve usare il computer - che ne so - per scrivere o per tenere una contabilità, non gliene può fregar di meno dei bus e della cache: quello di cui ha invece (un disperato) bisogno è di imparare a orientarsi, e per fare questo gli serve un modello.